Allattare dopo la terapia intensiva neonatale

La mia esperienza con l'allattamento di Gabriele, lo sapete, è stata pressoché disastrosa. Pur essendo nato a termine, in perfetto stato di salute e senza complicanze, Gabriele non ha mai imparato ad attaccarsi al seno correttamente. Lo ho allattato con estrema fatica, nonostante io abbia avuto la mastite due volte e fossi una ragade ambulante.

Durante questa seconda gravidanza, la cosa che mi terrorizzava di più - più del parto, più dell'intervento, più dell'ospedale, più di tutto - era proprio l'allattamento. La montata lattea è arrivata subito dopo la nascita di Andrea. Il seno gonfio, dolente, caldo. Un male infernale. E poi i fiumi di latte e le crisi di pianto (mie). Avevo tonnellate di latte, un bimbo in terapia intensiva e la quasi totale certezza che, anche questa volta, sarebbe andato tutto storto.

La terapia intensiva neonatale non è esattamente una passeggiata. E' un posto pieno di speranza e di amore, un posto speciale, in cui puoi finalmente vivere il tuo bambino, respirarlo e toccarlo, ma ogni giorno varchi la soglia del reparto e non sai in quali condizioni ne uscirai.
Le mie giornate iniziavano a casa, tra le nostre routine mattutine, con la schiena dolente ed i punti a ricordarmi dell'intervento appena subito, per poi portare Gabriele a scuola ed arrivare alla TIN, dal mio piccolo. Di tutte le cose che ho affrontato nella mia vita, lasciarlo là ogni sera e rientrare a casa senza di lui, è stata la più difficile e dolorosa. Ogni sera. Per quasi un mese.

Nelle ultime settimane, prima che lo dimettessero dalla TIN, abbiamo fatto delle prove per attaccarlo al seno. In alcune occasioni la doppia pesata mostrava chiaramente un incremento del peso, dopo la poppata, ma Andrea aveva dei problemi a respirare e sembrava sempre molto affaticato dopo ogni tentativo, perciò mi ero messa il cuore in pace e cercavo di tirare più latte possibile, per averne a sufficienza da poterglielo offrire col biberon, senza dargli ultieriori aggiunte.

Una volta dimessi dalla terapia intensiva, pensavo di poter semplicemente continuare così. Mi ero organizzata per bene, con lo scalda biberon, tiralatte, detergenti appositi.. E invece niente. Dopo un paio di giorni di tentativi andati non troppo bene, ho provato ad offrirgli il seno e la sua risposta è stata, per me, completamente inaspettata: preferiva quello. Anzi, voleva proprio quello! Anche in questo caso, così come è accaduto con Gabriele, sono stati i miei bambini ad indicarmi la soluzione.

Come funzionava? Quanto doveva mangiare il bambino? Come dovevo tenerlo? Cosa potevo fare?
Avevo tantissime domande, una grande paura di sbagliare, di non farcela, ma Andrea mi stava chiaramente dimostrando che era quella la via giusta per lui. Così ho chiesto aiuto.
Quello che ho "imparato", negli ultimi anni, è che la sopravvivenza cerebrale, per me, va di pari passo con la comprensione e l'esternazione del mio malessere e dei miei bisogni. Mentre con il mio primo figlio ero portata a tenermi tutto dentro, a chiedere aiuto il meno possibile, a chiudermi in casa e in me stessa, questa volta ho iniziato a sfogare ogni emozione subito, anche a costo di sembrare completamente pazza.

Per fortuna, la mia disperata richiesta di aiuto è stata accolta da delle persone meravigliose, che mi hanno sostenuta e guidata attraverso i momenti più bui ed hanno saputo rispondere ad ogni mia esitazione, con consigli ed incoraggiamento.
Grazie al loro aiuto e alla tenacia del mio cucciolo ho scoperto l'allattamento. E' stato fondamentale nel ricucire lo strappo emotivo dell'intervento d'urgenza, a più di un mese dalla scadenza, che le settimane di terapia intensiva avevano contribuito ad accentuare. Mi sono sentita come se avessi "ritrovato" il mio bambino. Lo ho sentito più vicino, più mio. Ho anche dato nuovamente prova al mio cervello del fatto che l'allattamento non è una passeggiata, come vogliono farlo passare e che non ha nulla di magico o idilliaco. Che le ragadi fanno male e sanguinano, ma che fintanto che senti di star facendo la cosa più giusta, sei disposta a sopportare anche quello. Ho confermato a me stessa quanto poco io ami la dipendenza fisica che comporta, ma sono felice della scelta fatta, perché era quella giusta e la migliore possibile per entrambi.

Ricordo di aver iniziato dicendo a me stessa che non avrei mai potuto allattare pubblicamente, che non me la sarei mai sentita. Dopo una settimana ho acquistato la nostra prima sciarpa da allattamento, per coprirmi mentre Andrea mangiava, nei luoghi pubblici. L'ho abbandonata dopo tre giorni netti, dimentica di ogni forma di pudore, pronta ad allattare in tutti i luoghi e in tutti i laghi... In alcuni casi mi sono pesati gli sguardi indiscreti e giudicanti, ma principalmente ho obbligato me stessa a fregarmene.

Oggi sono felice e soddisfatta di noi, anche se convivo con un po' di malinconia, dato che tutto questo avrà presto fine. Sono in attesa di un piccolo intervento ed è meglio che per quel giorno Andrea sia in grado di alimentarsi anche in mia assenza. Non voglio farmi cogliere impreparata.

Mi rendo conto di essere andata un po' fuori tema, in alcuni punti, ma prendetelo così, questo post, come una semplice testimonianza del fatto che non c'è nulla che non possiate fare! Persino allattare dopo un mese di TIN! Non lasciate che vi dicano cosa potete e cosa non potete, ascoltate il vostro istinto e il vostro bambino!
LUISA ;-***

Sbiancanti ottici e Percarbonato di Sodio

Chi sceglie i detersivi ecologici, o si da al fai da te, sa che ottenere un bucato perfettamente bianco e smacchiato non è così semplice. Specialmente quando la vicina di casa/nonna/zia lava "che più bianco non si può". Vi siete mai chiesti perchè i detersivi commerciali sembrano lavare meglio? Dico "sembrano", non a caso e adesso vi spiegherò perché.
Sbiancanti ottici e Percarbonato di Sodio

Per ottenere questo perenne effetto di bianco candido, la maggior parte dei detersivi per il bucato commerciali contiene quelli che vengono chiamati Sbiancanti Ottici o Optical brighteners (OBAs). Questi sono molecole chimiche che, grazie alla loro struttura molecolare, sono in grado di assorbire la luce nella regione del violetto ed ultravioletto, restituendola all'occhio, in una frazione di secondo, ad una lunghezza d'onda maggiore. Il risultato che ne deriva è che la molecola ed i tessuti  sui quali essa è adesa, risultano molto più luminosi.
Questo tipo di additivi viene impiegato frequentemente nei detersivi per il bucato e nella lavorazione di diversi altri prodotti (come la carta o formulazioni cosmetiche sbiancanti), proprio per dare un effetto di bianco luminoso e candido ed innescare nel consumatore l'idea di "pulito". In realtà, come dicevamo, l'effetto bianco è puramente "ottico" e non ha nulla a che vedere con l'effettiva rimozione delle macchie.

Image from Wikipedia
Questi sbiancanti ottici, quindi, si depositano sui tessuti, formando una patina sulle fibre tessili e possono essere tra i responsabili dell’insorgenza di eczemi, dermatosi e di reazioni allergiche.

Il Percarbonato di Sodio (Sodium Carbonate Peroxide) non è uno sbiancante ottico ed il suo meccanismo d'azione è completamente differente.

Il percarbonato è il miglior amico del vostro bucato e dell'ambiente, a patto che sia utilizzato correttamente. Si tratta di una sostanza ossidante in polvere, che alle alte temperature (50°C) è in grado di liberare molecole di ossigeno attivo, ad azione sbiancante ed igienizzante. E'possibile anche farne una pappetta, con dell'acqua, da sfregare direttamente sulle macchie più difficili, prima di lavare i capi ad alte temperature. E' possibile impiegarlo anche per ridurre la carica batterica dei lavaggi, quando si inizia ad avvertire cattivo odore nella lavatrice.

A temperature più basse è davvero sprecato e la maggior parte viene sciacquata via senza alcun beneficio, a meno che questo non sia addizionato con un attivatore specifico, che è il TAED (Tetra Acetyl Ethylene Diamine). Sebbene il TAED non sia particolarmente biodegradabile è comunque preferibile utilizzare un percarbonato addizionato, come sbiancante ed igienizzante, per i lavaggi alle basse temperature. In alternativa è possibile introdurre nella lavatrice direttamente dell'acqua ossigenata al 7%, la cosiddetta Candeggina Delicata.

Spero che questo brevissimo articolo vi sia stato di aiuto. Abbiamo ancora qualche confezione di Percarbonato puro in negozio, se vi dovesse servire.Se avete domande scrivetemi pure!
LUISA ;-**



Pannolini lavabili dalla nascita

La maggior parte dei messaggi e delle email che mi mandate, sono per richiedere informazioni sulla possibilità di utilizzare i pannolini lavabili dalla nascita.
Iniziare coi lavabili dalla nascita

Sono sempre molto felice di constatare quanto interesse l'argomento susciti nelle neo mamme, perché questo significa che gli anni passati cercando di promuoverne l'utilizzo, tutti i messaggi inviati, i post scritti e gli incontri fatti sono serviti ad avvicinare i genitori a questo meraviglioso mondo.

La prima risposta che do, sempre, è si: si possono utilizzare i pannolini lavabili, fin dalla nascita (e anche prima, se vogliamo tenere conto del fatto che Andrea è nato pretermine). Si può fare, assolutamente. L'invito che rivolgo a tutte è però a non lasciarsi trasportare dall'entusiasmo iniziale: iniziare coi lavabili non è proprio una passeggiata.

Trovare il giusto assetto non è sempre immediato ed equivale ad "aggiungere altra carne al fuoco". Specialmente alle mamme in attesa del primo figlio, consiglio di pensarci bene. Quando arriva un bambino in casa sono già moltissime le cose che cambiano nella nostra vita e numerose sono le cose alle quali dobbiamo dare la precedenza: l'allattamento, la salute del nostro bambino, i nuovi equilibri famigliari. Ciò non toglie che siano molte le mamme assolutamente in grado di utilizzare i lavabili dalla nascita col primo figlio, ma consiglio sempre di rifletterci su.

Secondariamente, è difficile dire a priori quale modello di lavabile andrà bene prima che il bimbo sia nato, questo perché non è facile prevedere come sarà la sua corporatura e se sarà un bambino che farà tanta o poca pipì. Questo rende più difficile consigliare le mamme verso quale modello di pannolino indirizzare i loro acquisti.
La maggior parte dei modelli in vendita sono i cosiddetti OS (one size) o taglia unica e vestono solitamente a partire dai 3/4kg in su. Per i neonati esistono i pannolini newborn, che possono essere utilizzati fai dai primissimi giorni di vita, anche con i piccoli pretermine.
Per una mamma in attesa del suo primo bambino questo significa dover affrontare un doppio acquisto: i newborn prima ed i taglia unica dopo. Aggiungiamoci l'incertezza di essere in grado di trovare tempo e forze per utilizzarli da subito e capirete perché, di solito, consiglio alle nuove mamme che di aspettare che il bambino abbia 3-4 mesi prima di fare acquisti seri.

Nell'attesa è sempre possibile informarsi presso una pannolinoteca, provare differenti modelli a noleggio e anche pensare di approfittare delle liste nascita per farsi regalare qualche bel kit di pannolini di marca e modello differenti da provare.
Provare modelli e marche diverse, con caratteristiche e tessuti differenti è sempre il modo migliore per evitare di fare un acquisto errato e spendere denaro inutilmente!

Per una mamma in attesa del secondo figlio può essere meno complicato pensare di utilizzare i lavabili da subito perché, anche se non è detto che i modelli che andavano bene al primo figlio siano adatti anche al secondo, ha già un'idea abbastanza precisa della loro gestione quotidiana. Conosce già il tipo di impegno che richiedono e come gestirne al meglio lavaggio e routine, con i mezzi a propria disposizione.

Io con Gabriele ho iniziato ad utilizzare i lavabili quando lui aveva già quasi nove mesi. E' sempre stato un bambino molto magro, con la tendenza a fare poca pipì, perciò mi sono trovata molto bene con modelli dalla vestibilità piccola e dal cavallo basso, come i Pop-In, mentre per l'assetto notturno ci bastava un bel fitted OhMama con cover.

Per Andrea ho acquistato da subito modelli diversi, per capire quale potesse fare al caso nostro. Il mio kit newborn finora ha compreso:
- 2 pannolini a culla Culla di Teby taglia S;
- 3 AIO Thirsties newborn, rispettivamente due in cotone/canapa e uno in microfibra;
- 2 pocket Baba&Boo con microfibra a contatto e inserti in bamboo;
- 3 AI2 newborn Pop-In;
- 2 AI2 Happy Flute;
- 5 prefold in cotone/canapa Thirsties taglia 1;
- 2 fitted newborn Petit Lulu;
- 3 cover newborn Happy Flute.

La maggior parte di questi li ho acquistati usati, nei gruppi di pannolini lavabili su Facebook, alcuni mi sono stati prestati da un'amica, mentre Thirsties e Petit Lulu li ho ordinati attraverso Green Mama.

Pensavo, sbagliando, che la vestibilità dei modelli newborn fosse meno variabile rispetto ai taglia unica.. sbagliando, appunto. Nei primissimi giorni a casa mi sono trovata divinamente con gli AIO Thirsties (ho amato il cotone/canapa, che ho appena acquistato anche in versione taglia unica!!), AI2 Pop-In e i Teby, perché erano quelli con la vestibilità più piccola e Didi non faceva ancora tanta pipì. Ottimi per assorbenza, anche con le cacche liquide dei neonatini, i fitted Petit Lulu, che non deludono mai, nemmeno nella versione newborn... ma la vera, grande rivelazione sono stati i prefold!!

I prefold cotone/canapa di Thirsties si sono davvero rivelati unici, per comodità ed assorbenza, persino nella fase di transizione dalla taglia newborn alla taglia unica, quando non sapevo davvero quale pannolino usare. Col senno di poi avrei potuto acquistare solo una ventina di prefold e quattro/cinque cover per fare con tranquillità i primi mesi (questo a dimostrazione di quanto, nonostante l'esperienza, non sia proprio così immediato trovare l'assetto migliore da subito).
I prefold certamente hanno degli svantaggi, che portano a sottovalutarne la praticità: non sono esteticamente appaganti come i fratelli modelli completi e agli inizi possono rivelarsi rognosi, fintanto che non si prende mano nel piegarli nel modo corretto e ad utilizzare gli snappi come chiusura. Una volta capito come metterli nel modo giusto sono favolosi, sia come tenuta delle cacche liquide, sia per la praticità di lavaggio e la velocità di asciugatura. Con un neonato e la cacca liquida avere un pannolino che si può mettere direttamente sul calorifero ed in poche ore è asciutto, è una comodità non da poco!
I prefold di Thirsties, in particolare, sono realizzati in tessuto misto cotone/canapa e sono ultra assorbenti, ma hanno anche la particolarità di essere realizzati in due strati separati (se riesco vi faccio un video nei prossimi giorni, per farvi capire cosa intendo) che ne permettono un'asciugatura molto rapida. Possono essere utilizzati più a lungo rispetto ai normali pannolini newborn completi ed anche essere ripiegati su sé stessi ed utilizzati come inserto assorbente all'interno di un pannolino pocket o di una cover con le tasche per gli inserti, come sono le Duo Wrap di Thirsties o le Cover Capri di Blueberry.

Questa è stata la nostra breve esperienza coi lavabili dalla nascita, ora ci stiamo addentrando nella fase dei taglia unica e sono pronta a vedere quali dei pannolini che ho messo via di Gabri andranno bene anche ad Andrea...
Voi avete usato i lavabili dalla nascita?
Raccontatemi la vostra esperienza!
Luisa ;-***

Sono 5

sono cinque

Sono cinque gli anni che sono passati dal giorno in cui la mia vita è cambiata per sempre. E lo ricordo ancora, come fosse ieri.
Cinque gli anni in cui ho imparato che non esiste cosa al mondo più difficile del dover prendere decisioni per conto di altri, specialmente quando questi altri sono le persone più importanti della tua vita.
Cinque anni di pochissime occasioni per poter stare da sola con me.
Cinque anni di pipì in compagnia, prima con te in braccio, poi con te che mi corri dietro e chiudi la porta alle tue spalle perché, mamma, non vorrai mica restare da sola!
Cinque anni senza silenzio, dentro e fuori di me.
Cinque anni, forse un po' meno, di ansia perché mangi poco e sei uno scheletrino.
Cinque anni in cui mi sono resa conto di come, tutte le cose che detestavo sentirmi dire da mia madre, io le ripeta costantemente a te: "metti il berretto", "mangia", "stai attento"...
Cinque anni di preoccupazione costante per la tua salute, attenuata solo in fase REM.
Cinque anni di coda e capelli lunghi, perché il tempo non è mai abbastanza, nemmeno per pettinarmi, a volte.
Cinque anni che farei di tutto, solo per vederti sorridere.
Cinque anni di sensi di colpa, perché tutto ciò che faccio per te, sospetto, avrei potuto farlo meglio!
Cinque anni che si, i sensi di colpa, ma chissenefrega!
Cinque anni in cui se la lavastoviglie non funziona, pazienza, ma il termometro no, quello DEVE funzionare!
Cinque anni che mi hanno fatto capire quanto sia difficile il mestiere del genitore.
Cinque anni che dico "è una fase"!
Cinque anni di fasi che si alternano, senza vedere la luce in fondo al tunellelelelelll del divertimentoooo
Cinque anni in cui maledico ciascuna di queste fasi, per poi benedirle e dirmi che non tornerei mai indietro! Mai.
Cinque anni in cui tu vieni prima di tutto e tutti. E tutto il resto non conta niente.
Cinque anni di te.
Cinque anni che ti amo più di ogni altra cosa.
Cinque.

Auguri amore. Auguri a te, per il tuo compleanno, ma anche a me e papà, che cinque anni fa abbiamo avuto la fortuna di diventare i tuoi genitori.
 

Vi presento Gerry Scotti

Sono passati più di due mesi da quando è nato ed ancora non vi ho parlato di lui.

Vi presento Gerry Scotti
Il nostro Gerry Scotti, ma chiamiamolo pure con il suo nome, Andrea - o Didi, come lo chiamiamo io e Gabri - è arrivato Lunedì 29 Gennaio, a 34 settimane di gravidanza. Quasi tre chili d'amore, in anticipo di un mese.
In molti mi avete scritto per sapere come stiamo e cosa sia successo. In realtà non è successo niente di particolare: tre giorni prima della sua nascita sono iniziate le contrazioni e quando sono entrata in travaglio lui era ancora in posizione podalica. Ebbene si: cesareo anche questa volta. E' andata così. Facciamocene una ragione!

Quello che è accaduto lo ricordo a tratti, probabilmente a causa dell'anestesia, che mi ha fatto stare veramente molto male, questa volta. Ricordo la preoccupazione di non averlo sentito piangere e di non averlo visto subito, come invece era accaduto durante l'intervento in cui è nato Gabriele. Qualche ora più tardi, nonostante lo stordimento, sono riuscita a capire che era stato portato in terapia intensiva neonatale, perché era nato prematuro, ma che stava bene. Sono davvero poche le cose che ricordo di quel Lunedì. Credo di essermi ripresa veramente appena il mattino successivo e a quel punto ero capace di pensare solo una cosa: che dovevo mettermi in piedi per andare a vedere il mio ometto.

Era uno scricciolo ai miei occhi, nonostante fosse un vero gigante, se paragonato ai bambini della terapia intensiva. Tanto grande e tanto piccolo. Col sondino che gli entrava nel nasino e gli dava tanto fastidio. Lo abbiamo chiamato "il nostro draghetto" (da lì Didi), perché il suono del suo respiro affaticato ci ricordava il respiro di un piccolo drago. Piccolo, ma coraggioso e forte. Aveva solo bisogno di tempo, per crescere ancora un altro po', per imparare a mangiare senza bisogno del sondino e a respirare bene.

Mangiare per lui non è mai stato un problema e continua ad essere così, per fortuna. Lui ha fame di continuo! Mangiare gli piace proprio e i più bei sorrisi li fa solo a pancia piena.
Respirare bene è stato il problema maggiore, quello per cui siamo stati costretti a rimanere dentro la TIN più di quanto avremmo voluto e sperato. Ma ad oggi anche questo problema sembra essersi risolto e la mia speranza è che diventi presto solo un ricordo, per poi sbiadire lentamente come le sfere della memoria a lungo termine di Inside Out.

Ed eccolo qui, il nostro ciccione! Lui è Andrea, ma potete chiamarlo Didi, o Gerry Scotti o Giole o Mattia.. Gabriele gli da un nome diverso ogni giorno. Prima o poi questa cosa diventerà un problema, ma per ora cerchiamo di non darci troppo peso.

Ero sinceramente preoccupata di come Gabri avrebbe vissuto questo nuovo fratellino, una volta "uscito dalla pancia". I giorni di terapia intensiva ci hanno fatto vivere tutto con qualche difficoltà in più, pratica ed emotiva. Lui più volte si è detto molto preoccupato per quel suo piccolo fratellino, che doveva rimanere tutto solo in ospedale, dimostrandomi, come al solito, di essere molto più sensibile di quanto potessi mai pensare. Anche ora che siamo a casa, a parte una sana gelosia, che lo porta a chiedere qualche attenzione più del solito e a piagnucolare un po' più spesso di quanto non facesse prima, è sempre molto dolce ed affettuoso con lui. Vuole tenerlo in braccio per massaggiargli la pancia, quando ha male e mi chiede di leggergli qualche storia per addormentarlo.

"Ho capito perché avete fatto Andrea, sai?!", mi ha detto un giorno. PANIC!!
"Perché io sono tuo, mamma e papà aveva bisogno di un bambino tutto per lui!!" 😍😍

Pannolini Lavabili e Inserti Assorbenti: Bamboo e Bamboo Charcoal

Partiamo dall'inizio: di che cosa si tratta? Da cosa sono composti gli inserti in bamboo che trovo in commercio?


INSERTI IN BAMBOO
Di fatto il nome corretto per definire questo tessuto sarebbe “microfibra di bamboo/viscosa di bamboo” o più precisamente “bamboo rayon”. Il rayon è una fibra tessile artificiale ottenuta trasformando, con processi chimici e meccanici, la cellulosa del fusto di bamboo in filamenti atti a essere utilizzati nell'industria tessile.   

*E' un tessuto naturale? E' un tessuto di DERIVAZIONE naturale, lavorato chimicamente.

*E' un tessuto "green"? E' etico/eco-friendly? Non direi. La coltivazione, la produzione e la lavorazione di questo tessuto è molto lontana dall'essere eco-friendly. Tuttavia, da un punto di vista puramente ambientale, le coltivazioni di bamboo richiedono l'utilizzo di un infinito quantitativo in meno di acqua e pesticidi rispetto alle coltivazioni di cotone (fatta eccezione per le coltivazioni di cotone organico). [3] [2]

*E' biodegradabile? “Rayon was found to be more biodegradable than cotton, and that more than acetate.”[1] Letteralmente, in una scala di biodegradabilità dei tessuti, il bamboo risulta essere più biodegradabile nell'ambiente del cotone, che a sua volta è naturalmente più biodegradabile dei tessuti in acetato.

*E' certificato? Può esserlo, certamente. Ricordiamoci però che la certificazione di un capo di abbigliamento, sia esso in cotone o altro tessuto, non significa necessariamente che questo sia “green/ecologico” o realizzato senza l'impiego di sostanze chimiche inquinanti e nocive. Le sostanze chimiche impiegate nella lavorazione dei tessuti, nella maggior parte dei casi, non permangono sulle fibre di tessuto a fine processo; la certificazione OEKO-Tex ci dice che il prodotto finito non presenta traccia di sostanze chimiche dannose per la salute di chi utilizza il capo, ma non che per la produzione del tessuto utilizzato o che la lavorazione del capo siano state condotte senza l'impiego di sostanze chimiche nocive per la salute dei lavoratori e per l'ambiente.
“Oeko Tex certifies that the finished fiber has been tested for any chemicals which may be harmful to a person’s health and contains no trace of these chemicals.) Oeko Tex certifies only the final product, i.e.,the fibers or the fabric. They do not look at the production process, which can be devastating.”[5]

Perciò OCCHIO: non facciamoci fregare da chi ci dice: preferisco il cotone al bamboo perchè è più etico/salutare...!!Ci sarebbe moltissimo da dire anche riguardo le coltivazioni di cotone e alle sostanze impiegate per la sua lavorazione..

*E' antimicrobico? Negli anni se ne sono sentite di ogni sulla questione antibatterica del bamboo (la stessa cosa vale anche per altre fibre di derivazione naturale ultramoderne). Alcuni studi recentemente sponsorizzati dalla Lenzing dimostrerebbero che: “bacterial growth on textiles made from cellulosic fibers as compared to synthetic fibers showed lower bacterial growth” [5] – cioè che la crescita batterica su tessuti derivati da fibre di cellulosa sarebbe inferiore a quella riscontrata su fibre sintetiche. Tuttavia non mi fossilizzerei su questo fattore, come unica ragione per scegliere un inserto in bamboo piuttosto che uno in altro materiale.

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INSERTI IN BAMBOO CHARCOAL

Quando si parla di inserti in bamboo charcoal ci si riferisce principalmente ad una fibra tessile in rayon di bamboo trattata con nanoparticelle di carboni attivi [7] – in questo caso carboni derivati dal legno di bamboo. Il carbone vegetale impiegato nei tessuti deriva da una particolare specie di bamboo, sottoposta ad un trattamento con il calore (in forno con temperature superiore agli 800°); a questa vengono normalmente attribuiti diversi “pregi”, tra cui una migliorata capacità assorbente e un affetto anti-odore [9].
Il carbone attivo viene attualmente impiegato in molti prodotti ad uso comune e di varia natura: come agente depurante in filtri per l'acqua e l'aria, come agente decolorante in stabilimenti tessili, come assorbi odori, come colorante alimentare (vedi foto), come attivo dalle proprietà astringenti e sbiancanti in dentifrici e cosmetici e anche per os, per la sua capacità di assorbire i gas intestinali.

*Come sono fatti gli inserti in bamboo charcoal? Perché sono grigi/neri?
In generale gli inserti in bamboo charcoal sono realizzati con degli strati di viscosa di bamboo, trattata con nanoparticelle di carbone attivo, racchiusi da uno o più strati di tessuto in semplice microfibra o micopile (a seconda dell'azienda). La viscosa di bamboo trattata con i carboni vegetali è per natura di colore grigio/nero, colore che riprende la colorazione tipica del carbone e che vediamo generalmente anche in tutti i prodotti a base di carbone vegetale (vedi la colorazione del pane con carbone o delle compresse di carbone vegetale). La scelta di “racchiudere” questo tessuto in strati di microfibra è per minimizzare al massimo la possibilità di reazioni allergiche o di fastidi dati dalle polveri di carbone a contatto con la pelle. La scelta del colore scuro della microfibra, nella maggior parte dei casi, è puramente estetica.

*E' green? E' etico/eco-friendly? Vedi risposta precedente, per ciò che riguarda le sole fibre di viscosa di bamboo.

*Fa male alla salute del mio bambino? La lavorazione e la produzione del carbone vegetale sono certamente responsabili dell'immissione nell'aria di polveri poco salutari, che a lungo andare possono compromettere la capacità respiratoria, provocando tossi e problemi respiratori anche gravi. “The World Health Organization shows, as with any charcoal, long exposure to bamboo charcoal dust can cause mild coughing.”[7]
Ciò si riferisce genericamente al danno sulla salute arrecato dall'immissione di polveri di carbone nell'ambiente da parte delle aziende che lo producono (ma anche da scarichi abusivi a muro di stufe a legna o pellet..), mentre non esistono evidenze scientifiche che colleghino problemi di natura respiratoria all'utilizzo dei carboni vegetali in alimenti, tessuti o prodotti di tipo cosmetico.

*Assorbe più del solo bamboo? Si, i tessuti in rayon di bamboo trattati con nanoparticelle di carbone attivo hanno dimostrato di avere una capacità assorbente superiore (a lungo andare) rispetto alla sola viscosa di bamboo. “Grazie all'elevata area specifica il carbone attivo è in grado di trattenere al suo interno molte molecole di altre sostanze, potendo accomodare queste molecole sulla sua estesa area superficiale interna; in altre parole, il carbone attivo è un materiale che presenta elevate capacità adsorbenti.” [9] Nella maggior parte dei casi, quello che limita il potere assorbente degli inserti in bamboo charcoal è la presenza degli strati in microfibra/micropile esterni. E' abbastanza ovvio che un inserto a 4 strati di solo bamboo rayon assorbe più di un inserto in cui un unico strato di bamboo charcoal si trova racchiuso in mezzo a due strati di microfibra.

*Se è così innocuo, perché rivestirlo di microfibra e non lasciarlo direttamente sulla pelle? Di fatto non esistono studi scientifici che provino al 100% che le nanoparticelle di carbone vegetale, a contatto con la delicata pelle dei bambini, non possano innescare fenomeni di sensibilità cutanea, rossori e/o allergie. Sappiamo bene quanto delicata sia la pelle dei nostri bambini e quanto soggettiva sia la reazione che questa ha a contatto con i diversi tipi di tessuto. Per questa ragione, e poichè nessuno intende utilizzare i nostri bambini come cavie, fintanto che non vi saranno studi scientifici che ne attestino la completa sicurezza, inserire il tessuto lavorato con nanoparticelle di carbone vegetale tra due strati in altro tessuto, minimizza al massimo il rischio di reazioni cutanee.


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Come scegliere dunque?
Abbiate pazienza ancora qualche giorno e proverò a buttare giù due righe di consigli e idee su come segliere e valutarequali materiali scegliere per gli inserti assorbenti dei pannolini dei nostri bambini.
Spero che questo articolo/ricerca vi sia stato utile per fare chiarezza su alcuni punti e per approfondire l'argomento.
LUISA***


LINK AGLI ARTICOLI:
1 https://en.wikipedia.org/wiki/Rayon#Production_method
2 https://en.wikipedia.org/wiki/Textile_manufacturing#Cotton
3 https://en.wikipedia.org/wiki/Bamboo_textile#Ecological_considerations
4 http://www.ecobabysteps.com/2013/06/25/whats-the-deal-with-charcoal-bamboo/
5 https://www.treehugger.com/style/bamboozled-bamboo-fabric-far-from-eco-friendly-says-ftc.html
6 https://oecotextiles.wordpress.com/2009/08/19/348/#_ftnref1
7 http://www.pointexspa.it/Tessuti_per_materassi/Bamboo_Charcoal/19
8 https://en.wikipedia.org/wiki/Bamboo_charcoal
9 https://it.wikipedia.org/wiki/Carbone_attivo